Dazi USA e pacchi rifiutati: perché i negozi online li fanno pagare in cassa
28 Ottobre 2026Dal 29 agosto 2025 ogni pacco che entra negli Stati Uniti paga il dazio, di qualunque valore sia: l’esenzione sotto gli 800 dollari è sospesa, e da giugno 2026 senza scadenza. Per chi vende online dall’Italia il problema non è solo quanto si paga, ma chi paga: se il dazio lo chiede il corriere alla consegna, il cliente americano può rifiutarlo, e il conto torna al negozio, a volte mesi dopo. L’unica difesa vera è far pagare i dazi in cassa, prima della spedizione.
Per anni spedire un pacco negli Stati Uniti è stato semplice: sotto gli 800 dollari di valore non si pagava niente, né dazio né pratiche. Quella porta si è chiusa nell’estate del 2025, e da allora le regole sono cambiate più volte. Qui trovi cosa vale oggi, perché tanti negozi online si sono trovati in difficoltà e cosa si può fare per non pagare due volte.
Cosa è cambiato: niente più pacchi esenti
L’esenzione si chiamava «de minimis»: le spedizioni sotto gli 800 dollari entravano negli Stati Uniti senza dazio. Un ordine esecutivo l’ha sospesa per tutti i Paesi dal 29 agosto 2025. Il 24 giugno 2026 la dogana americana (CBP) l’ha resa sospesa a tempo indeterminato, sia per la posta sia per i corrieri.
Quanto si paga è cambiato più del principio. L’accordo dell’estate 2025 fra Stati Uniti e Unione europea aveva fissato un tetto del 15%, ma a febbraio 2026 la Corte Suprema americana ha annullato i dazi su cui si reggeva. Dopo un periodo di sovrattassa provvisoria, dal 24 luglio 2026 per le merci europee vale un dazio complessivo del 10%: dazio ordinario più la nuova tariffa «Section 301». Se il dazio ordinario di un prodotto è già pari o superiore al 10%, non si aggiunge niente.
- Restano a parte alcuni dazi di settore, per esempio sui metalli, e i dazi antidumping su singoli prodotti.
- Non è una partita chiusa: alcuni Stati americani, fra cui New York e California, hanno fatto causa contro i nuovi dazi.
Perché tanti negozi online sono in difficoltà
Il primo colpo è stato logistico. Secondo l’Unione postale universale, l’agenzia dell’ONU per le poste, nei giorni dopo il 29 agosto 2025 il traffico postale verso gli Stati Uniti è crollato dell’81%, e 88 operatori postali hanno sospeso del tutto o in parte le spedizioni. Poste Italiane ha smesso di accettare pacchi con merce per gli Stati Uniti dal 23 agosto 2025, e ha ripreso solo con un servizio in cui il dazio lo paga chi spedisce: dal 1° dicembre 2025 per le aziende, dal 23 febbraio 2026 negli uffici postali.
Il secondo colpo è arrivato dai numeri. Secondo Confartigianato, su dati Istat, fra agosto 2025 e marzo 2026 l’export verso gli Stati Uniti nei settori delle piccole imprese è sceso del 10,4%, cioè 5,3 milioni di euro al giorno. Gli alimentari sono fra i più colpiti, a -16%.
Il terzo colpo è il più subdolo: il pacco rifiutato. Con i corrieri espressi molte spedizioni partono con la formula in cui dazi e sdoganamento li paga il destinatario alla consegna. Ma il cliente americano non è obbligato a pagarli: può rifiutare il pacco. A quel punto il dazio, le spese del corriere e spesso il rientro della merce ricadono su chi ha spedito.
Non è un rischio teorico. NBC News ha raccontato casi di clienti americani che si sono visti chiedere alla porta più del valore della merce: per un case per computer da 300 dollari spedito dalla Svezia, una fattura da 620. Il cliente l’ha rifiutato. E c’è un caso ancora più insidioso, che conosciamo da vicino: il pacco passa la dogana senza che nessuno paghi, il cliente lo riceve, e mesi dopo il corriere manda la fattura del dazio al negozio. Allo shop di Laterradipuglia è successo proprio così.
La soluzione: i dazi in cassa
La formula che toglie il problema alla radice ha una sigla, DDP (Delivered Duty Paid, «consegnato con dazio pagato»). Il negozio calcola il dazio al momento dell’ordine, lo fa pagare al cliente insieme al resto e lo versa lui. Alla consegna il corriere non chiede niente, e nessuno può rifiutare.
- Il cliente sa subito quanto spende, senza sorprese alla porta.
- Il negozio non rischia fatture a distanza di mesi né pacchi che tornano indietro.
- Serve però un calcolo vero, prodotto per prodotto: l’aliquota americana cambia secondo la merce, e un conto approssimativo si paga di tasca propria.
Le piattaforme più grandi lo offrono in parte: Shopify, per esempio, stima dazi e tasse al checkout e segna l’ordine come DDP, ma servono i codici doganali dei prodotti e funziona solo con alcuni corrieri. Chi spedisce con le poste può usare il Servizio Gestione Dazi di Poste Italiane, che costa 1 euro più IVA a spedizione oltre al dazio.
Un caso concreto: lo shop di Laterradipuglia
Lo shop di Laterradipuglia, che vende prodotti tipici pugliesi anche negli Stati Uniti, a settembre 2026 ha sospeso le spedizioni verso gli USA per un giorno e le ha riaperte con un modulo scritto apposta, «Dazi USA in cassa», online dal 22 settembre 2026. Funziona così:
- Calcola i dazi prodotto per prodotto: quando il cliente sceglie un indirizzo negli Stati Uniti, il carrello li conta famiglia di prodotto per famiglia, con l’aliquota di ciascuna.
- Aggiunge una voce fissa per lo sdoganamento e l’anticipo del dazio.
- Mostra il conto prima del pagamento, riga per riga, in quattro lingue.
- Ferma prima ciò che non può partire: se nel carrello c’è un vino, la spedizione per gli USA non compare, invece di dare un errore dopo.
Il risultato, come spiega la pagina delle spedizioni dello shop: alla consegna non c’è nulla da pagare.
Vendi negli Stati Uniti e vuoi i dazi in cassa?
Il modulo dello shop di Laterradipuglia l’ha sviluppato Makezone, che costruisce moduli su misura per PrestaShop: dazi, spedizioni, recensioni, magazzino. Non un’app in abbonamento, ma le regole del tuo commercio scritte nel codice.
Se vendi negli Stati Uniti, cosa controllare oggi
- Con quale formula partono i tuoi pacchi: se il dazio lo paga il destinatario alla consegna, il rischio del rifiuto è tuo.
- I codici doganali dei prodotti: senza, nessun calcolo dei dazi è affidabile.
- Le fatture dei corrieri dei mesi scorsi: i dazi rimasti impagati arrivano dopo.
- Le date: dal 20 gennaio 2027 la dogana americana chiederà una nuova dichiarazione elettronica per i pacchi postali, rinviata dal 22 ottobre 2026.
Se invece sei tu a comprare da fuori Europa, le regole sono altre: le trovi nella nostra guida ai pacchi da fuori Europa, il dazio da 3 euro e i 2 euro in più.
Le fonti, una per una. Fine dell’esenzione: Altroconsumo, dazi e spedizioni negli USA (25 agosto 2025); Federal Register, sospensione a tempo indeterminato (24 giugno 2026). Aliquote: Holland & Knight, la sentenza della Corte Suprema (febbraio 2026); Baker Donelson, i dazi Section 301 dal 24 luglio 2026; Confcooperative, per l’UE dazi al 10%; ExportUSA, novità sui dazi (4 agosto 2026), per la causa degli Stati americani. Poste: NPR, il traffico postale crollato dell’81% (7 settembre 2025); Poste Italiane, Servizio Gestione Dazi. Pacchi rifiutati: NBC News, ripreso da Yahoo News (8 settembre 2025). Export delle piccole imprese: Confartigianato (21 maggio 2026). Shopify: guida ai dazi. Nuova dichiarazione postale: Thompson Hine, il rinvio al 20 gennaio 2027 (ottobre 2026). Informazioni verificate il 21 ottobre 2026. È una guida pratica, non una consulenza doganale. Trasparenza: shoppics, lo shop Laterradipuglia e Makezone fanno capo allo stesso imprenditore.

